STEFANO GENETTI - Università di Verona
L’esperienza di cui rendo brevemente conto riguarda il corso di letteratura francese che tengo per gli studenti del corso di laurea della classe terza in Lingue e Culture per il Management Turistico presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Verona. Spostato, a partire da quest’annno, dal primo al secondo anno ed esteso agli studenti del neonato corso di Laurea in Lingue e Culture per il Commercio Internazionale, il corso consta di quarantotto ore di lezione, pari a sei crediti formativi, si rivolge a una sessantina di studenti frequentanti e si propone di fornire alcuni elementi di storia della cultura francese ancorandoli a una visita virtuale della città di Parigi in quanto attrattiva turistica e motivo letterario: meta e mito.
Ideato per andare incontro alle aspettative di studenti che hanno scelto un indirizzo di studi non prettamente umanistico, senza tuttavia ripiegare su programmi che escludano la letteratura o la releghino a una funzione meramente illustrativa, il corso è da ritenersi ancora in fase sperimentale, sebbene sia attivato ormai da quattro anni. Lo sottopongo infatti a continui aggiustamenti che vanno spesso al di là dell’ovvia alternanza dei momenti storico-culturali o dei testi approfonditi.
Il filo conduttore parigino mi è sembrato adatto a filtrare delle informazioni riguardanti la storia della cultura francese senza improvvisarmi storico o storico dell’arte. La complessità dell’argomento e la ricchezza dei materiali che potevano essere mobilitati si prestavano a innumerevoli variazioni, ferma restando un’articolazione di base da riproporre di anno in anno. Inoltre, a prescindere dall’opportunità o meno di ridenominare la materia (Cultura francese o Storia della cultura francese anziché Letteratura francese), era una soluzione che consentiva di lasciare spazio alla letteratura, sebbene in una prospettiva principalmente storico-letteraria, senza approfondire l’analisi dei testi mediante adeguati strumenti critici.
Flessibile, il programma prevede inizialmente una breve presentazione di Parigi e della regione parigina sotto il profilo geografico, amministrativo, demografico, con informazioni anche logistiche, riguardanti ad esempio l’organizzazione dei mezzi di trasporto oppure la distribuzione della popolazione nei diversi quartieri, la vocazione specifica delle varie aree, la vita culturale della città e via dicendo. A questa introduzione incentrata sull’attualità e tesa a restituire una visione d’insieme della città, utile a un primo orientamento, cartina alla mano, fa seguito una panoramica sulla storia di Parigi dalle origini ai giorni nostri; per sommi capi, si intende. A ogni periodo storico vengono associate delle immaginarie passeggiate tra i monumenti e i musei di Parigi. Questi ultimi vengono passati in rassegna suddividendoli per argomenti e per distretti, con l’ausilio di mappe e materiali audiovisivi. Ogni anno si privilegia un certo periodo storico, insieme alle correnti artistiche che lo contrassegnano: ora il primo Ottocento, dalla Rivoluzione francese al ‘48, ora la prima metà del Novecento, ma soprattutto il Secondo Impero e la Terza Repubblica fino alla Belle Epoque, approfondendo la trasformazione urbanistico-architettonica e l’evoluzione socio-politica che fanno di Parigi una ‘capitale del XIX secolo’.
La seconda parte del corso è di argomento più strettamente letterario. Un prembolo teorico sulle modalità di scrittura dello spazio urbano e sul mito letterario di Parigi nelle sue diverse componenti e forme espressive, precede una carrellata sul profilarsi e l’evolversi del tema nella storia della letteratura francese. Anche in questo caso si privilegiano successivamente testi che rientrano nell’arco di tempo prescelto: dal Tableau de Paris ai Tableaux parisiens, da questi ai Croquis parisiens, la Parigi dei surrealisti o il filone della ‘balade parisienne’ da Fargue a Green, per fare qualche esempio.
Non è poco in sole 48 ore. È evidente che nella maggior parte dei casi si rimane molto in superficie. Cerco tuttavia di non far mancare mai qualche affondo concernente pochi testi di non facile accesso, quasi a lanciare piccole sfide intellettuali, che gli studenti, se adeguatamente accompagnati, mi paiono perlopiù propensi a cogliere.
In definitiva, il programma si articola dunque in una parte informativa, diciamo turistica, una parte storica, una artistica e una, la più ampia, letteraria. In via sperimentale, avevo riservato l’esame orale al solo accertamento delle conoscenze letterarie, organizzando sulle altre parti delle prove in itinere scritte. Nonostante gli studenti abbiano mostrato di apprezzare l’iniziativa, sono ritornato su questa decisione in seguito all’acrobatica compressione del corso in otto settimane. Ho conservato invece l’abitudine di delegare a ciascuno studente la preparazione di qualche succinto elaborato scritto da presentare in sede di esame.
Oltre al problema dei tempi, l’organizzazione delle prove in itinere poneva un ulteriore ostacolo: quello della ripartizione degli argomenti. Occorreva infatti, nell’esposizione, scindere quanto più possibile tra loro le diverse sezioni del programma, laddove mi pare che le lezioni risultino più vivaci e proficue se, pur procedendo con metodo, gli argomenti si intrecciano al fine di restituire un’immagine un po’ più variegata di ogni periodo affrontato. Emerge in quest’ottica il limite più vistoso di un programma come questo, ossia la sua frammentarietà. È un po’ il rovescio della flessibilità di cui dicevo e si riflette nella diversificazione dei materiali adottati. Oltre alla consultazione di almeno una delle due guide turistiche consigliate, si richiede lo studio di una sintetica storia di Parigi. Quanto alla parte letteraria, sono io a fornire in fotocopia i testi da approfondire, corredati da selezionate pagine critiche relative agli autori su cui insisto maggiormente e rivolte sprattutto agli studenti che non frequentano. A questo si aggiunge la lettura integrale di qualche scritto su Parigi, saggio o racconto.
Il carattere poliedrico del programma e la diversità dei materiali di studio spiegano, almeno in parte, l’ambivalenza dei risultati finora ottenuti. Da un lato gli studenti apprezzano l’elaborazione di un programma approntato appositamte per il corso di laurea che hanno scelto e si dichiarano interssati agli argomenti trattati: oltre ai cosiddetti ‘questionari di supporto alla didattica’ lo dimostrano ad esempio i numerosi studenti che scelgono questo tema in vista della tesina triennale, quasi sempre di argomento letterario e, appunto, parigino. D’altro canto, in sede di esame, i risultati non sempre si rivelano altrettanto incoraggianti. Alcuni studenti lamentano qualche difficoltà nel mettere ordine nella materia e, di fatto, non sempre arrivano a compenetrare i diversi argomenti in un discorso organico. Si rivela essere, in fin dei conti, un esame meno facile da preparare di quanto appaia a prima vista.
Elasticità e dispersività: ecco, in conclusione, il vantaggio da valorizzare e lo svantaggio da neutralizzare di volta in volta nello svolgimento di questo programma. Non si tratta certo di una soluzione ideale, ma – forse – di un dignitoso compromesso tra le legittime esigenze degli studenti di mediazione linguistica e l’altrettanto legittima resistenza, da parte mia come di molti altri, credo, a liquidare la letteratura in nome di un troppo generico, sfuggente concetto di cultura. Ciò detto, anche in un corso come questo, il rischio di fare della letteratura un uso strumentale si presenta costantemente.