L’insegnamento della Storia della cultura francese nelle Università italiane

 DELIA GAMBELLI – Università di Roma La Sapienza

 
L’insegnamento della Storia della cultura francese nelle Università italiane
 
Chiunque si disponga a considerare anche soltanto superficialmente la situazione attuale dell’insegnamento della Storia della Cultura francese nelle Università italiane (come la si può evincere dal prospetto cartaceo qui oggi in distribuzione, in cui il colore verde segnala gli insegnamenti spenti), subito avverte che l’applicazione della Riforma ministeriale (legge 599) ha comportato grandi sconvolgimenti nella storia e nel destino di tale insegnamento.
 
Un insegnamento prima attivato con l’obiettivo di arricchire il ventaglio delle offerte didattiche anche in vista e in previsione di concorsi per nuove materie, e poi spento in molte Università, forse anche per una troppo ligia adesione alla lettera della nuova denominazione: L-LIN/03 Letteratura francese; mentre a ben guardare la formulazione stessa della Declaratoria ministeriale (qui sotto citata) addirittura faceva precedere gli studi sulla cultura a quelli sulle opere letterarie:
L-LIN/03 Letteratura francese Comprende gli studi sulla cultura e sulle opere letterarie in lingua francese dal Medioevo all’età contemporanea e quelle sui relativi autori, tanto della madre patria quanto dei vari paesi francofoni in Europa e negli altri continenti, studi condotti con le metodologie della ricerca filologica, linguistica e critico-letteraria, con particolare riguardo alla comprensione critica, attraverso lo studio dei testi originali, con approfondimento degli aspetti linguistici e  retorici e delle dimensioni tematiche, figurative e formali, e con attenzione alle problematiche della didattica.
 
La situazione oggi appare complessa e in movimento (complessità dinamica di cui in qualche modo dà conto anche il ventaglio ampio delle titolazioni:  Cultura; Cultura dei Paesi di lingua francese; Storia della Cultura; Storia e Cultura dei Paesi di lingua francese; Civiltà; Storia della Civiltà; Lingua, Letteratura / Cultura). Ma ogni tentativo di analisi non può non partire dalla constatazione che la Riforma ha comportato la compressione dello spazio delle Letterature: compressione doppia, in quanto alla riduzione imposta a qualsiasi insegnamento di un Corso di laurea che da quadriennale doveva ridursi a triennale, si aggiungeva quella provocata dalla divisione in due diversi settori disciplinari del vecchio insegnamento di Lingua e letteratura francese.
 
Nei Corsi di Laurea della Classe 11 è diventato dunque particolarmente difficile arricchire l’insegnamento della Letteratura, ampliandolo o verso lo studio di ambiti para o extraletterari, o verso l’approfondimento del contesto socio-politico-storico di fenomeni letterari; difficile, ma non impossibile, come mostrano i casi dell’Università Statale di Milano (che oggi illustrerà Silvia Riva) o di Pisa (vedi Tiziana Goruppi).
In compenso, nei Corsi di Laurea di altre Classi, come nei Corsi di Laurea interfacoltà, o in quelli comunque più interessati alle nuove modalità di inserimento dei laureati nel mondo del lavoro, parallelamente all’insegnamento della Letteratura o a volte proprio a suo scapito, si sono e si stanno ricercando nuovi percorsi didattici.
 
Nuove strade che attraversano e a tratti si incrociano non solo con l’insegnamento delle Francofonie, ma a tratti anche con quello della Lingua: è il caso di Microlingua francese: beni culturali del territorio (si veda l’esempio di Marco Longo, Università di Catania - sede di Ragusa). È anche il caso degli insegnamenti di Lingua, cultura e istituzioni dei paesi di lingua francese svolti anche in Facoltà non umanistiche (si tenga presente l’esempio di Mariella Di Maio a Roma Tre, Scienze Politiche).
 
In ogni caso, che ci si concentri sulla contestualizzazione  o che ci si orienti verso altri campi di indagine e di didattica, entrambe le tendenze rispondono a esigenza di allargamento degli orizzonti ed entrambe rispondono a una sfida dei nostri tempi: le défi de la globalité.
 
La sfida di ogni insegnamento oggi. Tutte le discipline – sia scientifiche che umanistiche – devono assolutamente tenere bene in vista quelle che sono le finalità educative fondamentali che proprio la frammentazione settoriale rischia di occultare. Pur mantenendo ovviamente le competenze specifiche e i relativi  ambiti di pertinenza, ogni disciplina dovrebbe prioritariamente e come ultimo e finale  obiettivo insegnare a organizzare le conoscenze, dovrebbe favorire l’attitudine innata a contestualizzare, a globalizzare. Quella attitudine significa infatti la propensione a non chiudersi in confini mentali suscettibili di diventare barriere intellettuali e culturali invalicabili. Ogni disciplina deve tendere, invece, a rafforzare l’attitudine (altrettanto naturale, in fondo) a interrogarsi e a legare il sapere al dubbio, all’allargamento di orizzonti alla molteplicità dei punti di vista.
 
Questo è il fine comune, credo, alla base, di ogni ricerca e di ogni esperimento concettuale e didattico sull’insegnamento della Cultura: quello di contribuire ad insegnare a vivere nel mondo, a non perdere mai di vista il contesto, la visione più globale possibile.
 
L’ambizione del Direttivo nell’organizzare questa Tavola rotonda era quello di intavolare, appunto, una discussione su un problema per tutti noi Francesisti di importanza vitale e direi persino di sopravvivenza. Quello di cercare insieme nuove strade e nuovi sensi, nel tentativo irrinunciabile (anche se a volte disperante) di far precedere l’aspetto riflessivo ( e di una riflessione collettiva e congiunta) sulle imperiose e a volte tiranniche tendenze programmatiche.
 
Per una riflessione proficua, abbiamo pensato di fornire qualche strumento che serva intanto a meglio conoscerci. L’opuscolo cartaceo, da considerare solo come una bozza provvisoria di appunti, ha esattamente lo scopo di incoraggiare tutti voi e i soci oggi assenti a completare correggere completare ampliare i dati lì indicati. Lo stesso scopo persegue il progetto di database che qui rapidissimamente presento. Si tratta del tentativo di organizzare informaticamente un pezzo di realtà che ci interessa: in questo caso, l’insegnamento della Cultura francese, per avere la possibilità con qualche click di visualizzarne lo stato attuale in Italia: vi si trovano l’elenco di tutte le Università in cui tale insegnamento è attivo, dei Corsi di Laurea, delle varie titolazioni. Vi si trovano per ora solo tre esempi di svolgimento specifico delle attività didattiche
Tre esempi estremamente rappresentativi: Bari, Venezia, Roma. Carmela Ferrandes è titolare dell’insegnamento di Storia della Cultura francese presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Bari, forse la prima Facoltà o sicuramente tra le prime a istituire questo insegnamento in Italia; i suoi moduli sono destinati a studenti di I e II annualità di Lingue e Letterature straniere e alla Laurea Specialistica in Scienze della Mediazione interculturale. Questo,il suo programma:
 
A. Parte istituzionale
1. Cultura o civiltà: storia di parole e di concetti
2. Aspetti di storia della civiltà francese
B. Parte speciale
1. Nascita del museo: il Louvre.
2. Voci incrociate. Civiltà musicale nel ‘700 francese
C. Teoria e pratica dell’insegnamento della Civiltà
 
All’Università “Cà Foscari” di Venezia Alessandro Costantini, dopo aver tenuto corsi monografici (per il Vecchio Ordinamento) di Lingua, Cultura e Istituzioni dei paesi di lingua francese, svolge oggi moduli di Introduzione alla cultura dei Caraibi francofoni per la Laurea Triennale in Lingue, Storia e Civiltà occidentali e per la Laurea Specialistica in Lingue e Letterature europee, americane e postcoloniali.
Vedete che clickando sulla freccetta alla base dell’indicazione del modulo, si visualizza la bibliografia specifica per i singoli corsi o moduli.
 
Molto interessante per la storia di quest’insegnamento è il caso di Barbara Piqué, che quest’anno riprende, per affidamento, l’insegnamento all’Università LUMSA di Roma con il modulo: Les Lieux de mémoire (La Marseillaise e il tricolore; Gastronomia e vino); insegnamento da lei stessa attivato e svolto per il Vecchio Ordinamento all’università della Tuscia dal 1998-1999 al 2002-2003 (ma ora lì spento):
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1998-1999: Les Lieux de mémoire (La Marseillaise e il tricolore; Gastronomia e vino)
1999-2000: Génie de la France: l’affermazione del carattere nazionale  francese
2000-2001: Giardini reali, giardini immaginari nella Francia del Seicento i)
2002-2003: Lo statuto dello scrittore in epoca moderna (tra Sei e Ottocento)
 
 
Questi esempi, come ho già detto, sono stati scelti per la loro rappresentatività, tenendo conto comunque anche dell’organizzazione di questa Tavola rotonda, a cui oggi non ha potuto partecipare con suo e soprattutto nostro rammarico Carmela Ferrandes, appunto, e in cui realtà didattiche e istituzionali di grande interesse, come quelle di Milano, saranno raccontate in viva voce da colleghi lì operanti, a cui si affiancheranno le testimonianze che non ascolteremo con minore attenzione provenienti dall’Università di Messina e di Verona.
Concludo informandovi che naturalmente tra i primi compiti da affrontare nel prosieguo di questi lavori in corso qui presentati,  l’opuscolo e il database in allestimento, sarà quello di immettere i dati di Facoltà non umanistiche, a cominciare proprio dalle Facoltà di Scienze Politiche, che offrono situazioni ricchissime di spunti di riflessione e di suggestione, come ci permetterà subito di constatare Danielle Londei, dell’Università di Bologna.