La proposta di organizzare una tavola rotonda sull’insegnamento della Storia della cultura francese nei nuovi corsi di laurea, fatta in occasione del nostro primo incontro a Verona, ha trovato l’adesione unanime e convinta di tutto il Direttivo: segno non solo che il problema esisteva, come avevo già avuto modo di constatare all’interno della Conferenza dei Presidi di Lingue e Letterature Straniere, ma anche che esso era più generalmente sentito di quanto avessi io stesso supposto, sulla base della mia esperienza di Preside e di docente.
Siccome i problemi si risolvono più facilmente parlandone, e mettendo a confronto le diverse opinioni al riguardo, mi è parso opportuno che i Soci che lo desiderassero e ne sentissero la necessità, potessero confrontarsi con alcune delle esperienze realizzate, magari con alterna fortuna, in questa o quella sede universitaria, e portare essi stessi le loro testimonianze; in modo che dal confronto delle diverse esperienze, e dalle discussioni che eventualmente ne fossero nate, potessero trarre, da un lato, il conforto che può dare la coscienza di vivere una difficoltà comune, dall’altro, la fiducia che, al di là dei problemi che esso indubbiamente comporta, l’insegnamento della Storia della cultura costituisce una opportunità che non deve essere non sottovalutata, non solo per quanto attiene all’offerta formativa da proporre ai nostri studenti (a completamento di un’offerta culturale che i nuovi ordinamenti e l’introduzione dei CFU hanno parzialmente sconvolto e certamente ridotto), ma anche per le prospettive occupazionali che esso può offrire, specie alle leve più giovani.
Era ed è opportuno riflettere attentamente sulla configurazione migliore da dare a questo insegnamento in modo che esso acquisti la maggiore autonomia possibile (sia da Lingua che da Letteratura) e la maggiore congruità con le finalità dei corsi di laurea, per lo più nuovi, all’interno dei quali esso è impartito.
La tavola rotonda del 16 dicembre, anche nei limiti nei quali è stata organizzata, voleva essere, ed è stata solo il punto di partenza di una riflessione più ampia che, sull’onda delle indicazioni, dei suggerimenti, delle riserve anche che in quell’occasione in forma esplicita o implicita sono emerse, possa aiutarci a progredire nel nostro non facile cammino di docenti seri e motivati, ed a realizzare quel programma di confronto, riflessione e raccolta dei dati relativi a questo insegnamento, che Delia Gambelli ha proposto, e che potrebbe, a sua volta, costituire la base per una riflessione più attenta, più cosciente e perciò stesso più approfondita, e sfociare magari in proposte operative concrete, sia per quanto riguarda l’insegnamento in sé, nelle diverse situazioni in cui esso è impartito, sia per quanto riguarda una sua possibile più precisa configurazione istituzionale.
Per questo ho accolto col massimo favore la proposta di far pervenire a tutti i soci che, per un motivo o per un altro, non hanno potuto partecipare alla tavola rotonda del 16 dicembre (ma anche a quelli, inaspettatamente numerosi, che vi hanno partecipato, per consentire loro un’utile rilettura) i testi delle testimonianze presentate dai quattro colleghi: Laura Brignoli dell’Università IULM di Milano, Maria Francesca Davì dell’Università di Messina, Stefano Genetti dell’Università di Verona, Silvia Riva dell’Università di Milani Statale che hanno accolto il nostro invito a presentare le loro esperienze. Essi sono preceduti dalle Considerazioni che sulla realtà e sui problemi dell’insegnamento delle Storia della cultura francese nei nuovi corsi di laurea Delia Gambelli ha preparato proprio in vista della tavola rotonda, e sono seguiti dalle Riflessioni di Danielle Londei sul rapporto tra Lingua e Cultura. Questi testi vogliono essere solo un’utile (speriamo) base di partenza per una riflessione ed un confronto che ciascuno può fare con la propria realtà, ed uno stimolo a far conoscere altre esperienze che, come Delia Gambelli propone nella sua Lettera ai Soci, potrebbero essere inviate, assieme ai dati relativi agli insegnamenti impartiti nelle diverse sedi, alla stessa Delia Gambelli, al fine di arricchire il dossier, avere più precise informazioni sul numero dei corsi in cui l’insegnamento di Storia della cultura francese, nelle sue diverse accezioni e denominazioni, è impartito, nonché sulla natura e gli esiti delle esperienze poste in atto nelle diverse sedi e nei diversi corsi di laurea. Tutte queste informazioni serviranno a completare quella banca-dati che Delia Gambelli ha iniziato a costruire e sulla quale potrà basarsi quella ulteriore e più approfondita riflessione sulla cui opportunità, per non dire necessità, si è chiusa la tavola rotonda del 16 dicembre scorso.
Franco Piva
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